Il Plotone Grigio, di Ottone Brentari, 1907
Il Plotone Grigio, di Ottone Brentari, 1907

Luglio 1905. Alcuni ufficiali esaminano i risultati di una serie di prove di avvistamento e tiro effettuate dagli alpini del battaglione Morbegno del 5° reggimento. Donato Etna, tenente colonnello comandante del battaglione, e Francesco Stazza, colonnello comandante del reggimento, non possono che constatare la riuscita dei test. Le sagome di alpini dipinte con il colore turchino dell’uniforme regolamentare sono state colpite dai tiratori scelti 24 volte su 24. Le sagome dipinte con la colorazione sperimentale grigia sono state centrate solo 3 volte su 24.

Con Etna e Stazza esulta anche Luigi Brioschi, presidente del C.A.I. di Milano. È lui l’originale promotore dell’idea di adeguare i colori delle uniformi alle nuove esigenze della guerra moderna. Ridurre la visibilità dei reparti sul terreno è essenziale per tentare di limitare “la spaventosa potenza delle armi da fuoco moderne”, come hanno dimostrato le carneficine sul fronte manciuriano della guerra russo-giapponese. Un paio di anni prima, inglesi e americani sono già passati al khaki sulla scia delle guerre coloniali in Afghanistan, Sudafrica e nei Territori Indiani.

24 luglio 1906. Un anno dopo i test con le sagome, 40 alpini della 45ª compagnia del battaglione Morbegno escono dalla caserma “Luigi Torelli” di Tirano al comando del tenente Tullio Marchetti per provare sul terreno le nuove uniformi color grigio-creta. La relazione Etna, il supporto di Stazza e i buoni uffici di Brioschi hanno trovato l’appoggio delle alte sfere del Ministero della Guerra e hanno condotto alla nascita del cosiddetto “Plotone Grigio” di Marchetti.

La novità non riguarda solo il colore, ma anche il disegno dell’uniforme, dei copricapi e dell’equipaggiamento per renderli più funzionali alle esigenze belliche del nuovo secolo. Inutile dire che i test hanno pieno successo e il loro eco influenza positivamente analoghe sperimentazioni in Russia, Austria-Ungheria e Germania. Solo i francesi rimangono fedeli alle tradizioni, come gli sgargianti pantaloni rossi della fanteria: pagheranno un prezzo caro nei primi mesi di guerra.

In Italia, dopo l’entusiasmo iniziale, l’iter burocratico rallenta l’adozione generalizzata di nuove uniformi. Solo nell’estate del 1907 la nuova tenuta viene adottata da altri due plotoni della 45ª compagnia del Morbegno e ancora in via sperimentale. Segue un altro anno e mezzo di test. Il 4 dicembre 1908, la circolare del Giornale Militare n. 458 sancisce l’adozione di una nuova uniforme da campagna di colore grigio-verde per la fanteria di linea, gli alpini, i bersaglieri e l’artiglieria, ma senza specificare la descrizione dei singoli capi. Il 3 febbraio 1909, con circolare n. 97 G.M., l’adozione viene estesa alla cavalleria. Ma bisogna aspettare la circolare n. 386 G.M. del 22 settembre 1909 per avere la descrizione dettagliata della nuova divisa, nota poi come mod. 1909.

Per l’autorizzazione all’utilizzo anche parziale delle immagini potete contattarmi

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